Associazione Valeria Lepore

Ha il fegato lesionato ma in tre ospedali non se ne accorgono, 14 indagati per la morte del carabiniere

Un'odissea di cinquanta giorni. Un'agonia, passando da un ospedale all'altro sino alla tragedia. E' morto così Giovanni Scalera, 37 anni, carabiniere di Bitritto, in servizio in provincia di Matera. Il pm Simona Filoni ha aperto un'inchiesta sul caso, dopo aver ricevuto la denuncia della famiglia della vittima. 14 medici (12 del Policlinico di Bari, uno del San Paolo e uno dell'ospedale della Murgia di Altamura) sono indagati per omicidio colposo.

La storia di Giovanni Scalera, padre di due bambini, comincia il 21 settembre quando con la sua auto rimane coinvolto in uno scontro con un'altra utilitaria, condotta da un uomo di 70 anni (anche lui indagato per omicidio colposo). Il carabiniere a bordo di un'ambulanza viene condotto all'ospedale della Murgia. Ha fratture al femore, alle costole, lesioni alla milza, un ematoma al fegato e contusioni allo sterno. Ma i medici sono ottimisti e somministrano una terapia a base di cortisone, dopo aver messo la gamba in trazione. Per 48 ore Scalera ha la febbre molto alta, il braccio gonfio. All'ospedale della Murgia rimane per tredici giorni, sino a quando i familiari non decidono di trasferirlo all'ospedale San Paolo, nel reparto di ortopedia per il trattamento della frattura al femore.

In questo ospedale, i medici, dopo aver sottoposto un paziente ad una tac tridimensionale, decidono di procedere con l'ingessatura del bacino e dopo quindici giorni, in attesa di un intervento chirurgico che avrebbero dovuto eseguire entro 25 giorni, lo disioni mettono. Il quadro clinico peggiora già nell'ambulanza che lo porta a casa. "Lo vedevo soffrire. Gridava dai dolori. Diceva che il gesso stringeva il bacino, ad un certo punto è anche svenuto" racconta la madre nella denuncia presentata dall'avvocato Giuseppe Giuditto. Passano dieci giorni. Scalera rimane immobile nel letto e quando un medico di famiglia legge i valori delle analisi dispone il ricovero, ma al pronto soccorso del Policlinico ancora una volta arrivano rassicurazioni. Il giovane viene dimesso, dopo una settimana le sue condizioni peggiorano. Ha vomito, problemi intestinali. Sono gli operatori del 118 ad accompagnarlo nuovamente al Policlinico dove una tac evidenzia una lesione al fegato. Il carabiniere viene sottoposto ad un intervento chirurgico e a sei trasfu- e viene trasferito in terapia intensiva.

"Un giorno - dice la madre - è uscito sulla barella per fare la tac. E io gli chiesto come fosse andata. Lui ha alzato gli occhi al cielo". Il carabiniere viene sottoposto a numerosi esami sino a quando i medici non riscontrano un coagulo in una vena, anomalia che viene trattata con eparina e non decidono di rimuovere il gesso. Ma le terapie non danno l'esito sperato. Il 7 aprile, Scalera muore. E ora sarà l'autopsia a dire cosa non abbia funzionato nelle cure e nelle operazioni alle quali il giovane, dopo l'incidente, è stato sottoposto. Il pm ha disposto l'autopsia affidando l'incarico al medico legale Roberto Vaglio e al chirurgo Michele De Palma. I funerali di Stato del carabiniere, appuntato scelto, saranno celebrati domani a Bitritto.

Fonte:Larepubblica.it